La lombalgia nello sportivo

Cause della lombalgia nello sport.

La lombalgia non è una malattia ma è considerata un sintomo che in ambito sportivo riconosce molteplici fattori eziologici.

Le lesioni possono interessare sia le ossa che i tessuti molli, ma mentre le lesioni ossee sono facilmente diagnosticabili con una valutazione radiografica, per le lesioni a carico dei tessuti molli può esserci difficoltà nella diagnosi e quindi nella scelta della terapia.

Le condizioni che portano all’insorgere di una patologia da sovraccarico al rachide, possibile causa di lombalgia, si verificano quando:

  • L’atleta non è adatto alle situazioni richieste.
  • La biomeccanica del gesto sportivo risulta scorretta.
  • Il lavoro sul rachide comporta carichi, tensioni o resistenze che non  riflettono la sua fisiologia.
  • Sono evidenziabili anomalie morfologiche del rachide congenite o acquisite che ne alterano l’equilibrio meccanico e funzionale.

Si possono distinguere tre tipi di sovraccarico funzionale:

  1. sovraccarico da fatica: i continui movimenti di flesso- estensione e torsione sono  la causa di microtraumi ripetitivi che spesso vengono aggravati da periodi di recupero non adeguati tra uno sforzo e l’altro.
  1. sovraccarico da carico supermassimale: si verifica per esaurimento della forza muscolare, cioè quando, per sopportare il carico, si utilizzano improvvisamente le strutture ossee, tendinee e capsulari del rachide, che può andare incontro a cedimenti strutturali.
  2. sovraccarico involontario: causato da un errore tecnico, cattiva forma, caduta o collisione accidentale.

 

Aspetti epidemiologici del dolore al rachide lombare nello sportivo

Tutti i problemi che s’ incontrano negli studi epidemiologici sulla lombalgia nella popolazione normale si ritrovano anche nelle ricerche effettuate su una popolazione di sportivi. Negli atleti, tuttavia, l’indagine sulla frequenza del “mal di schiena” può essere anche più difficoltosa, in quanto, spesso tale sintomo viene relegato in un secondo piano, fino al momento in cui la situazione clinica non peggiora al punto da impedire ogni gesto atletico.

Lo sport ha effetti contraddittori sul rachide lombare. Da un lato rinforza le masse e l’elasticità muscolare, con un effetto ammortizzante sulle strutture discali, dall’altro i microtraumi ripetuti della pratica sportiva possono risultare nocivi (Danowki, 1998).

Le lesioni al rachide rappresentano il 10-15% delle lesioni tipiche della pratica sportiva a livello agonistico e le più gravi sono riportate  negli sport di contatto come calcio, rugby, hockey, pallanuoto, pallavolo e pallacanestro (Tall, 1993).

Altri Autori e altre casistiche  riportano le seguenti frequenze di lombalgia nei diversi sport: 85% nel canottaggio, 65% nello judo, 50% nel golf, così come sopra la media sono risultati i casi di lombalgia nei pallavolisti (sport caratterizzato dal salto e da movimenti del rachide in estensione), nella ginnastica e nel nuoto (sport in cui la presenza dell’acqua potrebbe in parte limitare il sovraccarico del rachide) (Danowki, 1998). Nei pallavolisti si è notata un’alta frequenza di patologie discali. Studi incentrati sul confronto dell’incidenza della patologia in un gruppo di pallavoliste e in uno di nuotatrici della stessa età e di pari livello agonistico, hanno dimostrato che nelle nuotatrici la frequenza di tale patologia è meno elevata (Berlusconi, 1990).

Nei pallavolisti si è riscontrata un’accentuazione della lordosi lombare, un’ipermobilità del segmento lombare associata ad un’ipomobilità delle unità funzionali dorsali alte in seguito all’uso prevalente degli arti superiori.

Principali cause meccaniche di sovraccarico

L’estensione del rachide

Il movimento di estensione, tipico del gesto tecnico della battuta e ancor di più della schiacciata produce come conseguenza la formazione di una iperlordosi lombare con conseguente sovraccarico a livello delle faccette articolari posteriori. Gli allenamenti di potenziamento della muscolatura lombare confermano e rafforzano questo tipo di postura producendo come conseguenza un incremento del carico e delle algie a differenza di quanto comunemente si pensa.

La rapidità del gesto

Un gesto in flessione e successiva estensione richiede una capacità coordinativa estremamente evoluta. Spesso l’affrettata preparazione atletica, la stanchezza, la foga agonistica diventano l’elemento chiave di un incidente al rachide.

Il movimento rapido, infatti, produce uno spostamento del nucleo polposo che, se non riesce a riposizionarsi, produce frequentemente delle micro lesioni all’anulus con conseguente degenerazione del disco nel medio periodo.

Esercizi che possono aiutare

 

Il lavoro addominale

La contrazione della parete addominale può ridurre il carico lombare sino al 50%. Risulta pertanto evidente che  un buon tono muscolare aiuti a contenere i traumi derivati dall’attività sportiva a patto che tale potenziamento sia volto con le dovute attenzioni e competenze.

Il lavoro postuale

Il solo lavoro di potenziamento addominale non può però essere sufficiente a risolvere il problema se non è associato alla capacità di percepire il proprio corpo nello spazio, mantenendo nell’assetto fisiologico i veri distretti corporei, sia in fase statica che in fase dinamica. Esercizi di postura globale che coinvolgono l’intera catena cinetica ribilanciano molte delle tensioni esistenti.

 

Il lavoro di integrazione posturale

Modificare lo schema motorio di un atleta è ancor più difficile che con un soggetto sedentario. Il gesto, non corretto, ripetuto migliaia di volte, si traduce spesso in una caratteristica  personale che solo un lungo training educativo riesce a migliorare. La capacità del tecnico di trasportare  il nuovo modello acquisito dal livello corticale a quello sottocorticale permette l’effettiva sostituzione degli schemi motori.

Articolo redatto da
Prof. Diego Sarto
Direttore scientifico.
Docente di posturologia e chinesiologia applicata UNIVERSITA’ DI PADOVA

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